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Il Carnevale

Il Carnevale sassarese affonda le proprie radici nella tradizione locale come momento di liberazione e rinnovamento sociale. Storicamente, la festa rappresentava una parentesi di vita libera dalle gerarchie quotidiane, caratterizzata da un ritmo spontaneo e irriverente.

Lo storico e archivista del Comune di Sassari tra fine Ottocento e inizio Novecento Enrico Costa, descriveva Sassari come la città più vivace dell’isola durante questo periodo, sottolineando come ai festeggiamenti prendessero parte indistintamente tutti i cittadini, dai nobili ai plebei. A differenza di altre tradizioni, Sassari non eleggeva un "re dei pazzi", ma celebrava la figura di Re Giorgio, confidenzialmente chiamato Giogli, simbolo della baldoria mascherata cittadina.

Le caratteristiche del Carnevale a Sassari

Il carattere distintivo del Carnevale sassarese risiede nel senso dell'ironia e nell'uso delle gobbule, composizioni poetiche o canzoni popolari di probabile discendenza dalla tradizione letteraria catalana delle coblas. Questi versi caustici e irriverenti riflettono lo spirito satirico della popolazione.

L'atmosfera sonora della festa è affidata a strumenti della tradizione antica, tra cui il seghede-seghede (o zanzarra, realizzato con una vescica di maiale su un fusto di canna), lu bottu (tamburo a frizione), lu trimpanu (tamburello con sonagli) e il tamburo classico.

Oggi, la manifestazione si articola attraverso diverse iniziative urbane, tra cui il Carrasciari di li mazzidaggi (il Carnevale dei Macellai), spettacoli teatrali, musica e performance di artisti di strada, con una particolare attenzione ai percorsi dedicati ai bambini e alla distribuzione delle classiche frittelle.

La memoria storica della festa è custodita presso il Palazzo di Città, dove nella sezione dedicata al "Sacro e al Profano" è esposta la "Mascherata Sassarese", pregevole opera lignea realizzata da Eugenio Tavolara nel 1937, che immortala l'estetica e lo spirito delle maschere locali.