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I nostri antenati a Monte d'Accoddi - La cultura non si ferma

Vi piacerebbe sapere, grazie ai ritrovamenti archeologici, cosa avrebbero fatto i nostri antenati che vivevano nell'area dei Monte d'Accoddi tra la metà del V e il III millennio a.C., per ottenere la benevolenza delle divinità, scongiurare un'epidemia o una delle periodiche carestie? Vediamo insieme di cosa si tratta, attraverso alcune significative testimonianze, con l'auspicio che i nostri campi siano di nuovo fertili e che torni il sereno .…

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SI PRATICAVANO OFFERTE SU DUE GRANDI LASTRE DI PIETRA 

La lastra di maggiori dimensioni, costellata di coppelle, presenta in corrispondenza del bordo dei fori, forse realizzati per legare la vittima animale. Non casualmente è stata collocata su un piccolo inghiottitoio naturale di origine carsica, forse per sottolineare il collegamento con il mondo sotterraneo, in rituali collegati al culto della Madre Terra.

SI OFFRIVA UN PARTICOLARE ANIMALE ALLA DIVINITÀ MASCHILE Nel cercare la base sulla quale era originariamente collocato il menhir, sono state scoperte delle fosse circolari che contenevano ciottoli anneriti dal fuoco e numerosa ossa, per lo più di suino. Questo ritrovamento si collega alle pratiche cultuali che avvenivano attorno al menhir, quali ad esempio pasti rituali che si svolgevano in determinate stagioni dell'anno.

...E MITILI ALLA DIVINITÀ' FEMMINILE Presso il lato settentrionale dell'altare è stata ritrovata una stele nella quale è rappresentata una figura femminile schematizzata che potrebbe riferirsi alla divinità venerata nel villaggio-santuario. La presenza all'interno del riempimento di piccole fosse scavate nel terreno di valve di mitili potrebbe alludere ai rituali che potevano svolgersi presso questa immagine. 

SI OFFRIVANO PESI DA TELAIO Il ritrovamento nell'area del villaggio dell'Eneolitico di numerosi pesi da telaio, anche decorati con dischi pendenti come quello proveniente dalla Capanna dello Stregone , è probabilmente legato al fatto che la filatura e la tessitura sono attestate, non solo come attività domestiche, ma come pratica rituale nei santuari di età prenuragica.

I MASSI LAVORATI ERANO LEGATI ALLA SFERA DEL SACRO I due massi sub-sferoidali, caratterizzati dalla presenza di coppelle, provenienti da un terreno ad est dell'altare nel quale sono presenti due menhir, arricchiscono il santuario di contenuti simbolici. L'archeologo Ercole Contu aveva definito omphalòs il masso di maggiori dimensioni, riferendosi alla pietra sacra del Santuario di Delfi, considerato l'ombelico del mondo. Non si esclude l'ipotesi che i due massi possano essere riferiti a divinità astrali, quali il sole e la luna.

LA DANZA FACEVA PARTE DEL RITUALE Un piatto nel quale delle figure a clessidra si tengono per la vita l'una con l'altra, potrebbe alludere a rituali specifici come la danza.

SI OFFRIVANO IDOLI FEMMINILI DI PIETRA O ARGILLA Fra i ritrovamenti sicuramente legati al culto si segnalano i numerosi frammenti di idoletti femminili litici ritrovati negli scavi intorno all'altare. Un esemplare fittile proviene dalla Capanna dello Stregone ed un altro, con schema a placca traforata e tracce di colore rosso, dalla Tomba II della Necropoli a domus de janas di Monte d'Accoddi. Le cosiddette statuine di Dea Madre rimandano al ruolo femminile di procreatrice e indirettamente alla fertilità della terra, fondamentale per le società agricole del Neolitico e dell'Eneolitico.

Per aderire all’iniziativa "La cultura non si ferma" sarà sufficiente taggare Comune di Sassari e Turismo Sassari e utilizzare gli hashtag #iorestoacasa e #laculturanonsiferma

 

 

 

  • Dal: Venerdì, 27 Marzo 2020
  • Al: Venerdì, 03 Aprile 2020
  • Informazioni:

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